Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

LA NOSTRA VILLA COMUNALE – QUARTA PUNTATA: LA GUERRIGLIA POLITICA

La guerriglia politica era in corso e il consiglio, pur di tirare un colpo alla fazione dei Messina, contraddice un precedente deliberato, quando già i lavori erano iniziati! Cosa è successo nel 1884? Analizziamo l’ultimo deliberato del consiglio sulla questione, CIOE’ LA DELIBERA DEL 7 DICEMBRE 1889.
Da questa delibera finalmente viene fuori la vera causa dei ritardi nel completamento del monumento al barone Messina.

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7 dicembre 1889
Impianto di mezzobusto del defunto barone Bibbia
«La presidenza [sindaco Salvatore Zocco] riferisce che allora quando nel 1886 in consiglio la proposta per erigersi alla villa il mezzo busto al defunto barone Bibbia solo per quistione di opportunità dovette per quel mancato essere per la sospensiva ma non mai per far onta alla famiglia o perché non voleva onorare la memoria dell’estinto i cui meriti seppe sempre apprezzare. I deplorevoli fatti del 1884 erano di troppo recente data. Oggi invece di pieno accordo con la giunta ritiene essere opportuno regolare perché l’impianto abbia luogo e quindi che si autorizzi ad erogare le poche lire occorrenti per l’impianto mentre la base è di già collocata.


Il consigliere dr. Italia osserva che senza punto interloquire per i fatti precedenti, il consiglio la esecuzione dei precedenti deliberati per lo impianto.
Il consigliere Bordieri osserva che quando un consesso mette in proposta un fatto che va verso a civiltà ed a progresso morale è quanto fa d’uopo di marcarsi in seno alla deliberazione che sarà per emettersi. Dice che fu giusto e civile la erezione di un mausoleo all’emerito concittadino barone Bibbia e proprio in quella villa pubblica che troncò sventuratamente gli strami di sua vita. Rammenta che quando quell’egregio funzionario del vice prefetto Rossi il 21 agosto 1884 ne faceva deliberare la pronta esecuzione lo era certo e per onorare la persona del virtuoso defunto e per colmare le ire partigiane di quell’epoca. Difatti nel 1886 vi si dava già esecuzione, quando per malintesi se ne arrestava la costruzione che poi venne formalmente sospesa con la deliberazione 10 ottobre 1886. In tale occasione però fu atto provvido e civile il non essersi attuate le proposte che miravano alla revoca dei precedenti deliberati al riguardo e di conseguenza la distruzione del mausoleo già iniziato. Ricorda infatti che avendo il propinante sollevato la questione legale del se il Consiglio avrebbe dovuto deliberare sul compimento dell’impianto o sulla semplice sospensiva, l’onorevole attuale sindaco V. Zocco ne appoggiava la proposta nei cennati termini che poi fu deliberato con la sospensione.


Oggi quindi dopo le accentuate correnti di partito svoltesi in occasione della recente lotta elettorale, è un buon frutto la proposta novellamente tornata in Consiglio per l’impianto del cennato mausoleo, che tende anche a smettere i rancori e le personalità, piante purtroppo otte… e per quella massima sempre civile, che oltre il raso non vive ira nemica, spera che il consiglio voterà ad unanimità la continuazione della costruzione del mausoleo di già iniziato.
Il consigliere Cappellani appoggia la idea del consigliere Bordieri nel senso di darsi esecuzione al deliberato per lo impianto del mezzo busto per come è stato dalla presidenza proposto.
Chiusa la discussione il consiglio nei modi di legge ad unanimità delibera facultarsi la giunta ad erogare le spese occorrenti per lo impianto alla villa del mezzobusto di marmo del defunto barone Vincenzo Messina per quel piedistallo istesso a ciò destinato e quindi non aver più luogo la sospensione apposta col deliberato consiliare 21 ottobre».
[Archivio storico del Comune di Palazzolo, Consiglio, vol.1886-1891]

Sono dunque passati 9 anni per un semplice “mezzobusto”! Ma cosa era accaduto in quel fatidico 9 agosto 1884 da pregiudicare il completamento del monumento al “padre della patria” barone Vincenzo Messina?
Ci risponde con la sua solita vivacità il nostro padre Giacinto (Selva, p. 926):
«9 agosto 1884: quest’anno è memorando pel cataclisma successo in conseguenza della nuova elezione dei consiglieri. Si fecero cose da fare ridere ai morti, Erano due partiti Sottani e soprani. A capo del primo era il cav. Guglielmo Messina, uomo di meriti che avea governato da sindaco quasi 20 anni con onore. A capo della 2a era il cav. don Salvatore Bongiorno, il barone don Cesare Iudica, il sig. Salvatore Zocco. Persone ben capaci. Intanto la partigianeria fece oscurare il merito proprio: per la parte di sotto ecco l’infamia consigliata da sconsigliati consiglieri: furono chiamati all’esame se erano alfabeti uomini laureati, uomini scienziati, anco i sacerdoti! vituperio!

E dovettero questi essere esaminati dal giudice se fossero capaci di leggere. Il 2° invece dell’urna di cristallo, come pel passato si fece una cassettina di legno a servire ad una viltà; un proditorio! Con questo mezzo si buttavano le polise pregne d’altre polise, come fu scoverto il cons. d. Giuseppe Fargione dal padre Luigi Cappuccino, e don Sebastiano Italia. 3° un mestatore di tanto in tanto mettea la mano e mestava il mestato: oh tempora! La scoverta di tal invenzione fu il pomo della discordia: voci, gridi, fracassi, minacce furiose, un allarme, chi giù chi su, chi qua, chi là si mena. Il convento di S. Domenico, che era il covile di questi sconsigliati divenne un baccano. Il piano s’accese pure, il pase fremette. Insomma io che mi vedevo come s. Pietro a longe questa tragica parte viddi, che fu un miracolo, che tutto non seminasse di cadaveri. Fu questo il pomo d’Adamo, che spogliò Adamo e i suoi adepti. Per ora requiescant in pace. Amen.


Allo stesso momento si ricorse da’ soprani al sottoprefetto che a 17 agosto a tutto il malfatto venne annullato, e biasimato. Il 30 agosto si riunirono gli elettori nella chiesa dei Cappuccini e il tutto fu fatto con pace, quiete e giustizia, e la sorte fu favorevole a’ soprani. Ma nei soprani non mancarono le viltà, che fecero nausea ad ogni saggio cittadino. Alcuni stomachi debboli non avvezzi ai trionfi: questo li fece ebri. E perciò a sentirli parlare era un vero (scialacore). Tronfi, superbi, gloriosi … parea proprio che fosser i soldati reduci da Sebastopoli. Più vili mostrarensi negli scritti: scrissero versi scipiti ed insulsi contro persone, che avea giorni addietro onorato. Insomma cominciò una guerra di penne tra paesani, amici, e parenti. 3 Il volgo concorse coi suoi versacci ad exemplum maiorem a disprezzare a chiunque cadegli sotto la scimitarra. Oh, mores, o mores».

Sopiti i contrasti politici, il monumento venne così completato. Il consiglio voleva circondare il monumento con una cancellata, ma lo scultore mandò lo schizzo di una siepe che doveva racchiudere come un “sacro recinto” il monumento. Negli anni venti del ‘900 la siepe era già cresciuta, ma mantenuta ad un’altezza da far vedere il monumento, come mostrano le foto d’epoca, che ci restituiscono altri cespugli di bosso dalla forma ovale.


Si provvide a nominare il Direttore della Villa: il primo era stato naturalmente il barone Messina (ma per pochi mesi!). Gli altri appartenevano alla classe intellettuale del paese (un Calendoli, uno Zocco, e tanti altri illustri nostri concittadini. Fu nominato il villiere-custode, stipendiato dal Comune, mentre fu istituita nel bilancio comunale la voce “Manutenzione della villa”. Un problema affliggeva la nostra Villa: l’acqua, quell’acqua la cui ricerca e captazione era costata la vita al barone.
[CONTINUA]

SI AVVERTE CHE LE FOTO SONO TRATTE PAGINA FACEBOOK “PALAZZOLO ACREIDE”, DIRETTO DA SALVO CALIGIORE, CHE RINGRAZIO.


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