Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

LA NOSTRA VILLA COMUNALE – PRIMA PUNTATA: LE PREMESSE

La villa suburbana detta “della polveriera”


1880-1881: Nasce la Villa Comunale
Voluta ardentemente dal patriota don Vincenzo Messina, essa è il frutto delle conoscenze che il barone aveva della flora iblea e in generale di botanica. Aveva scritto nel 1868 un prezioso libro: Sulla necessità di imboschire le coste ripide e sterili dell’agro palazzolese .
Queste conoscenze mise a frutto nel concepire e realizzare un vero piccolo capolavoro dell’arte botanica: Il Giardino pubblico, oggi intesa Villa Comunale o più semplicemente a villa.
(Ricordiamo la splendida villa alla periferia di Palazzolo, di cui è traccia nella casina chiamata più tardi “La Polveriera”, e il casino di campagna, chiamata oggi Villa Bibbia in contrada Bibbinello).

La fontana di sotto o Villetta “Messina” (foto risalente alla 2. metà dell’800)


La sua fu una risposta contro quanti avevano disposto la eliminazione della villetta che lo stesso barone aveva fatto costruire coi propri denari, nel cosiddetto piano di S. Domenico (Piazza Umberto I). Nel 1851 la villetta è completata, ma subito una lettera anonima all’Intendente di Noto solleva dubbi sull’opera.
Padre Giacinto ne racconta (sub anno 1851) le vicende.
Scrive padre Giacinto (Selva, p. 730):
«1851: In quest’anno finalmente il paese di sotto per opera del sig. barone Bibbia, uomo che merita una speciale Biografia sui suoi meriti cattolici, politici scientifici, ebbe la gran fortuna di avere nel centro della piazza una bellissima fontana, che ha la sorgente al di là della frotta di S. Corrado nella scesa del monte ACRE a tramontana. Non posso esprimere il giubilo, che fu in Palazzolo tutto che trovavasi spettatore quando osservò quell’acqua nella piazza indicata ingegnosamente zampillare a gran zambilli (sic) all’altezza forse di 22 piedi. E la spesa? circa 900 onze […]».

La Fontana di sotto in un rarissimo disegno acquerellato metà 800


La fontana monumentale, tra le più belle della provincia, fu espiantata e, in parte, rimontata nel piano della Chiesa Madre (Piazza Aldo Moro). Già nel 1852 una serie di lettere anonime al Prefetto della provincia denunciavano che l’opera fosse una “bizzarria” del barone, una “villetta tutta sua”: siamo alle solite! Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine su questo argomento che si snoda su un unico “sentimento”: L’INVIDIA.

Ciò che rimaneva della villa suburbana (divenne l’ingresso del campo sportivo)

Nelle foto: 1) La villa suburbana detta “della polveriera”. 2
La fontana di sotto o Villetta “Messina” (foto risalente alla 2. metà dell’800);
3) La Fontana di sotto in un rarissimo disegno acquerellato metà 800;
4) ciò che rimaneva della villa suburbana (divenne l’ingresso del campo sportivo).

AGGIORNAMENTO:

Lettera anonima contro il Bar Messina

«Riservata: al signor cav. don Salvatore La Rosa, Intendente di Noto:
Signore Intendente, è un fatto che la sua vigilanza sulla amministrazione comunale di questo empio e ladro di Sindaco è venuta meno da molto tempo, per cui si rese despota, malvessatore delle sostanze comunali: la strada del Corso abbandonata contro le sue disposizioni: erogate onze 600 per una fontana con pochissima acqua in questo inverno, e senza nell’està servendosi lui prima, avendola fatta passare sopra un suo terrazzo: per ottenere ciò appoggiò un castelletto sopra il muro del novello giudicato, e da lì passa l’acqua lungo il muro di esso giudicato e della casa comunale, poi scende nell’angolo del carcere incavandosi nell’interno un acquidotto: per cui rese più umido e malsicuro il carcere contro il volere del governo, umidi da non potersi abitare il giudicato e casa comunale: poi contra tutti i principi di religione e del culto costruì una flora innanti la chiesa di S. Domenico, se ciò arriva all’orecchio del Re N. S. come il suo animo pio e religioso si rattristerà?
Perciò è pregata di apportarvi gli opportuni di sgombrare il carcere dell’acquidotto, la flora d’innanti della sudetta chiesa tagliarla, di condannare il Sindaco a tutte le spese non necessarie fatte per la cennata fontana e flora non state approvate da lei con apposita perizia.
Voi signor Intendente dormite, temete il Sindaco, ossia il suo marascilalo, di cui le stomachevoli bravazzate [bravate] di protezione ecc. ecc. dal Sindaco sono state fatte arrivare a Lei per intimidirla, per secondarlo in tutte le sue sciocchezze e furti. Il vostro nome è solo oscurato dal solo comune di Palazzolo amministrato da questo ladro e infamissimo sindaco, che ha rovinato le sostanze tutte comunali, le ha spogliate tutte, impoverito; e voi tutto soffrite, facendogli paura il militare detto. Voi non avete corrisposto all’attaccamento dei Palazzolesi nutrito per Voi; ora stanchi di più soffrire, hanno reclamato giustizia dal Re, dal Ministro di Sicilia, dal Direttore dell’Interno e dal Luogotenente per verificare gli esposti fatti, che voi non avete eliminati, che potreste volendo essere giusto e non timido. La Comune di Palazzolo oppressa e tiranneggiata da un Sindaco empio infame e ladro senza vergogna».

OGNUNO PUO’ FARE FACILI RAFFRONTI CON L’OGGI, CON QUANTO ACCADE NELLA NOSTRA PALAZZOLO (ANZI CON QUANTO CONTINUA AD ACCADERE): ALL’ANONIMO SI AGGIUNGE IL FALSO. STIAMO MESSI MALE.