Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

Paolo Giliberto ossia Paulu u ciaràulu

“Palazzolo Acreide città santa de’ ciaràuli”
(a margine del 29 giugno, festa di san Paolo)

Festa di San Paolo (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Un certo Mastro Natale Lo Gatto, della Terra di Chiaramonte, nell’anno 1667 scriveva: “Li cerauli nascono la notte di S. Paulo Apostolo e hanno una tarantola supta la linguella: li medesimi addimesticano onni sorte di serpi, e sanno indouinare la ventura...” (S. A. Guastella 1887, p. 68). 

In passato, i cerauli erano così tanti che, a partire dal XVI sec., le Costituzioni protomedicali furono costrette a regolamentarne l’attività. Ma ciò sicuramente non bastò se, il 10 settembre del 1643, il Senato di Siracusa pubblicava ancora il seguente Bando: “Ad istanza di Paulo Aucello, “cialauro” si fa ad intendere, che nessuna persona presuma, andare a cogliere elemosina per lo territorio di questa città come sono formento, cannavo  musto, oglio ed altri vittuagli che solino cogliere li  cialauri, stante che Paulo Aucello è lo vero cialauro ordinato di questa città et risiede in essa ogni tempo con sua casa, famiglia et potigha.” (A. Italia 1940, p. 520).  

Palazzolo Acreide, città santa de’ cirauli
… Ma la città santa de’ Cirauli di nome e di fatto fu sempre ed è Palazzolo Acreide nella provincia di Siracusa. Quivi i Cirauli più famosi hanno stanza e dominio, e quivi vengono richiesti dell’opera loro prodigiosa. Nella processione che si fa in onore di S. Paolo in Palazzolo i Cirauli sogliono recare sulle guantiere scorsoni neri e vipere innocue:…” (G. Pitrè 1888, p. 221).

Quanto descritto per la festa di S. Paolo, è durato fino ai primi decenni di questo secolo, poi se n’è persa ogni traccia. Tuttavia, anche se in misura assai minore rispetto al passato e dentro un contesto culturale e sociale radicalmente diverso, a Palazzolo e pure altrove, i ceraoli, cioè i  nati nella notte del 29 giugno o in quella del 25 gennaio e con una “tarantola supta la linguella” che dà potere alla loro saliva di guarire qualsiasi morsicatura o puntura di animali, ancora oggi continuano ad esserci.

Paolo Giliberto ovvero “Paolu u ciaràulu
Paolo Giliberto è nato a Palazzolo il 29 giugno del 1966, nella zona è conosciuto come “Paulu u ciaràulu“, per le sua capacità di ciarmare i rettili e i loro morsi. Ci siamo incontrati in una torrida mattinata di giugno.

-Quando hai scoperto questa tua passione per i rettili e il privilegio di maneggiarli senza nessuna paura?
“Fin da piccolo, li catturavo nell’orto  dell’Annunziata, vicino la frescura di una fogna sconnessa e li conservavo dentro le scatole delle scarpe, per giocarci quando ne avevo voglia. A lungo andare i vicini di casa si sono accorti di questo mio insolito hobby e da quel momento il fatto è diventato notòrio”.

-Avverti qualcosa a livello fisico, che so, una specie di fluido, qualche sensazione particolare…?
“Non lo so…, so solo che gli altri hanno paura dei serpenti; per me invece è diverso, è come acchiappare un piccione o andare a pescare, è un divertimento”.

-D’accordo. Ma quando il serpente ti vede, non scappa come è normale che faccia  quando sente rumore o vede qualcuno?
“Non scappa, non  si spaventa. Sente che non gli voglio fare del male, anzi, mi avvicino e lo tocco sul collo… lo accarezzo: prima sciùscia e poi a poco a poco, l’armaluzzu, resta immobile. Qualche tempo fa mi trovavo in contrada Cardinale nei pressi dell’ex mulino ad acqua sotto le “case grandi” e all’improvviso ho visto un piccolo colubro (natrice dal collare) di circa tre mesi che mi guardava quasi implorante; ho capito che aveva bisogno d’aiuto. L’ho preso, l’ho portato nel mio garage e l’ho allevato per circa un anno; di giorno lo tenevo in una gabbia e la sera lo lasciavo libero. Abbiamo familiarizzato subito e lo stesso ha fatto con i ragazzi che di solito frequentano la mia officina. Non sopportava però di essere infastidito. Quando una volta è successo, con un colpo di coda ha rotto la gabbia per aggredire i due ragazzi autori dell’incauto gesto; buon per loro che sono riusciti a scappare e a chiudere la porta”.

-Di che cosa si nutre il colubro?
“Si nutre di prede vive; è particolarmente ghiotto di rane e di rospi e mangia solo quando non è osservato (taluni individui si mostrano ghiotti anche di latte: questo fatto ha dato origine alla credenza popolare che attribuisce al colubro l’abitudine di succhiare i capezzoli di vacche e pecore). Il mio l’ho tenuto per circa un anno, alla fine sono stato costretto a riportarlo nello stesso posto dove l’avevo preso, perchè con il suo metro e ottanta di lunghezza incominciava a diventare troppo ingombrante. Le femmine sterili arrivano anche fino ai due metri e mezzo; io ho avuto l’occasione di vederne una.

-Hai paura di qualche rettile in particolare?
“Paura no, solo diffidenza per la vipera, come d’altro canto ce l’ha lei nei miei confronti, ma riesco a ciarmarla, lo stesso. E’ trarimintusa ed è l’unico animale che ha morso il santo “mio”, San Paolo. Nelle nostre zone, in quelle aperte e pietrose, ce ne sono ancora tantissime.

-Riesci a ciarmare anche il morso della vipera?
 “Se intervengo entro le otto ore, si! Con le dita applico la mia saliva nel punto dove si vede il morso, ripetendo mentalmente delle parole che io stesso non so dove e come le ho imparate e che mi vengono in mente spontaneamente, sempre le stesse ma diverse da caso a caso: se la saliva viene assorbita significa che fa effetto, se scivola via, l’effetto è limitato. Nei casi gravi prima succhio il veleno; comunque, lo “sento” già prima se posso dare aiuto ad una persona”. 

-Quante “sedute” fai per ogni caso?
“Faccio tre sedute. Ogni volta, prima dell’applicazione, mi sento la saliva più densa in bocca fino a quando diventa quasi cremosa. L’effetto migliore lo ottengo quando sono a digiuno da almeno tre ore. Riesco a guarire dai morsi di qualsiasi serpente e anche dalle punture degli insetti. Per eliminare i vermi dei bambini, mi basta passare la mano sull’addome del paziente”.

-E’ vero che hai le vene a forma di ragno sotto la lingua?
“Ho due vene  un po’ più grosse. All’inizio di questo mese sotto la lingua incomincio ad avvertire come un foruncolo, una ùsciula (bolla); a mano a mano che ci avviciniamo al 29, giorno della festa io mi sento sempre più strano, più fiacco, arrimuddatu, e intanto le vene si gonfiano sempre più, fin quasi a scoppiare”.

-Posso vedere queste vene?
“Ancora è un po’ presto, non sono molto ingrossate. Vediamoci il giorno di S. Paolo a mezzogiorno, prima della sciuta, è quello il momento in cui il fenomeno si nota con maggiore evidenza”. 

CAMMINO, settimanale diocesano di informazione e di opinione,19.6.1995


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