Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

Che nostalgia i nostri cari, vecchi partiti

Che nostalgia I nostri cari, vecchi partiti, che politici ruspanti, che fedelissimi agguerriti e al vetriolo, che odi che si consumanavo feroci tra una famiglia e un’altra, una sezione, un quartiere e un altro. Siamo vissuti all’ombra dei campanili e con qualche fiamma politica nel cuore. Le campagne elettorali si consumavano al dente, tra battutacce al veleno e odi veri o presunti, altoparlanti che impazzavano per le strade… per vendere la loro merce, proprio come il venditore delle ricotte che gridava, na lira quattro ricotti e nun vi fati ncannari… Noi eravamo al seguito dei genitori, bianchi dello Scudo Crociato, col bianco fiore simbolo d’amore. Per votare uscivamo tutti, anche le nonne che stavano sempre a casa e mia cugina Ciccina guai a toccarle il sindaco Nigro, sampaulusi, il suo idolo per sempre. Stella e corona, vota Ragona, i monarchici che sognavano ancora il regno. E poi il Partito Liberale con la bandiera spiegata come simbolo, Il sole nascente veniva da fuori, da noi il

Partito Socialista, con gli intellettuali al seguito, quindi Bandiera rossa che trionferà, w il comunismo della libertà, la Fiamma tricolore del sen.Moltisanti e dei Caruso. I palchi in piazza per i comizi, gli elettori da corrida, applausi e qualche fischio dell’ opposizione. I risultati da plebiscito, vinceva sempre Nigro, gli altri candidati dietro, di tantissimi voti. Livori che duravano e durano ancora, lo svantaggio delle piccole comunità e del conoscersi tutti. Eppure qualcosa Palazzolo l’ ha ricevuta… forse allora si pensava anche al bene comune, questo illustre sconosciuto di oggi. Quante cose cambiarono negli anni Sessanta. Cantavamo con la radio Casetta in Canada e Il pericolo numero uno. I lumi a petrolio si usarono sempre meno e anche le candele, si tenevano a casa di riserva, se manca a luci, cosa che avveniva spesso, appena si vagnunu i fila. Il ghiaccio l’acqualuoru lo portava in blocchi rettangolari grandi, coperti di sacchi di lona, brillavano al sole di luglio e sudavano acqua prima di giungere a casa. Poi i frigoriferi con la riserva dei cibi e i lucchetti in qualche casa, per difendere i cosi i manciari. Il Musichiere, Lascia o Raddoppia, il dada umpa delle Kessler, le tedesche che fecero sognare gli uomini. Le nostre donne vestite sempre di nero, il fazzoletto in testa, i vestiti anni Trenta, la TV mandava in onda il paradiso e conquistò il primato delle case. Silenziu ca c’é u telegiornali, ha dittu stamatina u cazzettinu, Il Gazzettino di Sicilia, quotidiano di cronaca e di attualità… così recitava ed ho ancora nelle orecchie la musica, ardita come i campanacci, e noi credevamo a tutto, ai miracoli della memoria per i campioni dei giochi, al Vim che toglieva tutto lo sporco, al Tide che lavava bianchissimo. Tempi d’oro, età dell’oro per i grandi, progresso e benessere razionati per noi piccoli. Buona vita, Paese mio, piccolo e grande. La foto Natura e’ della nostra Mela, l’altra, nobile ed altrettanto bella, del nostro Museo.


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