Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

Quartiere di San Paolo

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Festa di San Paolo

Buon pomeriggio, carissimi, vi siete riposati? Pronti per ripartire, dice il nostro Assessore. Ripartiamo da qui, non ci crederete, ma l’altro quartiere che ho nel cuore, oltre a quello in cui sono nata, è San Paolo, non abbiatela a male, ma ci sono cresciuta anche, di fronte al palazzo Vaccaro. Lì abitava la mia bisnonna, piccola, tessitrice bravissima, metteva a posto tutti, anche u papà Santu. La casa aveva dietro un cortile piccolo, lastricato di pietra, coperto di citronella e Rosamarina. Una cisterna raccoglieva l’acqua piovana, le canalette scendevano dal tetto, entravano nel grande cubo di pietra squadrata sormontato da un arco di ferro, al quale erano legati secchio e carrucola. Altre case vi si affacciavano, tutti buoni vicini, con i quali non c’erano mai contese. Il problema era altrove, una finestra alta, chiusa da inferriate che secondo la mia madrina non doveva essere là, guardava sotto… Ma cosa? Un albero di fichi neri, generosissimo che dava frutti stupendi di prima manu e le galline che vi razzolavano sotto a concimare le radici. Ma le liti erano serie, di quelle che a quei tempi duravano una vita. Guardavo con un certo astio la proprietaria della finestra, l’ho conosciuta pochi anni fa in chiesa, e mi sono chiesta se quella signorina potesse essere veramente la nemica agguerrita della nostra famiglia. Il tempo passa, cambia, per fortuna uomini e cose, la casetta è chiusa, nella stradina di sotto vi si recita il Rosario di Maggio. La strada era diritta, portava direttamente alla Basilica, noi vedevamo il nostro Patrono uscire tra fumi e nzareddj, la spada luccicante al sole di Giugno e il cuore palpitava e palpita di commozione. I vicini erano molto gentili, i Forti, la famiglia di Januzzu, i Vaccaro nel palazzo imponente con le colonne, la sala degli specchi.La zia abitava nella strada di sotto. Il Bambinello di cera stava sul canterano alto alto, mi faceva tenerezza, gli occhi colore del cielo, la manina che benediceva. Non mi piaceva andare in quella casa, raccontavano storie di fantasmi e di truvaturi e io la notte non riuscivo a dormire. La piazza Matrice ha un grande ruolo aggregante, ti chiederesti come mai, ma è così. La chiesa più grande del paese, vi si svolgevano e vi si svolgono le cerimonie e le ricorrenze più importanti. Grande, austera, la ami tanto in estate per la sua temperatura, in inverno è diverso. Eppure si riempie di fedeli il Venerdì Santo, per la festa liturgica accoglie a Matri Addulurata. Il popolo la segue triste, per le viuzze che portano alla Lenza, anche la luna accompagna la mestizia di un popolo che prega e spera nell’aiuto della Vergine.


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