Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

La natura comincia il lungo sonno invernale

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Il Teatro Greco innevato (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Sono uscita per le foto, accontento sempre i miei amici. Oggi e’ molto freddo, fuori e nel cuore. Gli alberi fasciati di bambagia la mattina, immobili, le foglie tutte riversate per terra, la natura comincia il lungo sonno invernale, la lunga notte polare. Anche da noi e’ freddo, la luce della sera illumina i luoghi amati, la piazza deserta lucida di pioggia, la bella facciata in penombra, anch’essa triste, quasi pensierosa. Ma la casa é ben altro, si accendono le luci della sera, a notti s’ammisca co iorno, notte e giorno si uniscono, e finiscila ri sturiari ca ti ruvini l’uocci. Il giorno passava anche a coltivare sogni, poi la sera il redde rationem. Per la strada i carri con i massari sotto il grande ombrello nero tornavano a casa, il focolare acceso, la pentola nera di fumo che bolliva per la pasta, così dai miei zii che abitavano a Fiume Grande. Lo zio legava il mulo a uccula, apriva a carrittaria e lo faceva entrare, e proprio come un automobile, il carro si parcheggiava fuori, nel cortile. La cena era molto povera, pasta con la salsa o legumi, un bicchiere di vino, un uovo, una pera. Tutto qui. Il letto altissimo era nella stessa stanza dove si cenava, sul canterano il Bambinello nella teca di cristallo tra fiori e merletti. Non erano poveri i miei zii, u cannizzu era sempre pieno di frumento e le vasche di olio. Allora si viveva come le formiche però, per il futuro, nun si sapi mai, a vicciania, na malatia. Non possiamo capire, vivevano tutti di niente, e il paese era veramente ricco. Insieme i palazzolesi sistemarono la strada dell’Annunziata, in tempi remoti, quando si chiusero i conventi, la signora Cappellani cedette ai frati un suo palazzo per ospitarli e dire Messa. Benefattori tantissimi, ricchi anche, alcuni parsimoniosi, altri spendaccioni. Cultura tanta. Preti tantissimi, suore anche. I Cadetti di famiglie nobili che non volevano intaccare il patrimonio del primogenito. Nelle scuole insegnavano gratis, anche i preti…qualcuno accusato di leggere i libelli dell’Illuminismo e di giocare a carte. E le donne sempre eleganti, con gli abiti alla moda le signore patrizie, quelle del popolo con gonnelle, unnedda e pitturina e lo scialle a coprire tutto, come un cappotto. Lentamente le cose mutarono, le nostre donne hanno sempre lavorato, dentro e fuori casa, é na fimmina ri casa, sa fare tutto, sa stare a casa, u sordu u fa lira. . Il corredo un motivo di orgoglio, di lino quello dei ricchi, ri Tila a siei quello del popolo.