Un Museo a cielo aperto per Palazzolo Acreide e il suo territorio

Dolci di lusso

I bignè più grandi li faceva il pasticciere del Bar Sicilia. Erano grandi come una grande mano, coperti di glassa bianca e pieni di crema gialla, soffice come il burro. E quelli al cioccolato, dentro e fuori, si mangiavano prima con gli occhi. Il pasticciere veniva ogni giorno da Vizzini, con Ngingi lo andavamo a trovare nel suo laboratorio, dietro il bar, piccolo, magro, sempre bianco di farina, tra zucchero al velo, cacao e mandorle. Che profumi, divini, e i suoi dolci anche. In quella famiglia si facevano dolci di lusso, palle di neve, scorzette d’arancio candite, dolci da pasticceria, nessuna nonna che potesse competere con loro. Dolci ragusani erano i biscotti ca saimi, bianchi, tagliati a tocchetti, impastati con tanta cannella, dolci poveri, fatti di niente, ma gustosissimi. La ricetta più riuscita che veniva da Ragusa era la sfoglia con il prezzemolo . Mia madre tirava la sfoglia non molto sottile e cominciava a spalmarla di sugna, poi chiudeva e co sagnaturi la spianava, e poi ancora sugna, fino a che la sfoglia non ne prendesse più. Prezzemolo, salsa, formaggio e olio e chiudeva a portafoglio e di nuovo su se stessa. Dentro il forno di pietra la sfoglia diventava dorata e croccante e quando era tiepida si apriva in mille foglie… , ripieni poveri, ingredienti anche, ma tanto lavoro e sapere di mani. Un popolo laborioso eravamo, un popolo dignitoso e riservato… Ognuno per sé e Dio per tutti. Ma il detto per noi è molto relativo. È generosa la gente, non amiamo solamente il bello, amiamo anche il buono, non parliamo solamente di Santi, perché sono nel nostro cuore e le offerte sono sempre generose, ma parliamo d’altro, di quello che una comunità è riuscita a realizzare in una missione lontana, delle piccole raccolte con il passa parola che si fanno quando c’è qualche necessità particolare. La satira, ovviamente è di casa. Lo dice il nostro Carnevale, ma non manca mai, quando le circostanze lo richiedono. Ed è satira sapida, che sa anche di passato letterario..Sparunu bummi a San Micheli. Chi successi? Mmisi oggi è San Michiluzzu. E poi la vigilia, la festa, l’ottava… .Il momento più bello della vita di ognuno è la festa, credetemi, in casa, in chiesa, in piazza, ovunque ci sia festa, noi andiamo, lo scampanio, i mortaretti, le luci, il buon cibo, ci conquistano sempre, non sappiamo resistere, è nel nostro DNA di Palazzolesi, ci piace amare e vivere la vita. E buona vita a tutti, miei cari amici.